Come, quando e per cosa si vota al referendum costituzionale 2016

referendum costituzionale 2016 proposto per superare bicameralismo

Per cosa si vota

Il referendum costituzionale del 2016 viene proposto per superare il bicameralismo cosiddetto perfetto, confermando o respingendo la riforma che porta il nome del Premier Matteo Renzi e della Ministra Maria Elena Boschi.

Nelle novità previste ci sarebbe anche la riduzione del numero dei parlamentari e la revisione del titolo V della Costituzione (nonché la soppressione del CNEL).

Come si vota

Si vota, come sempre, mettendo un’unica crocetta sul si, sul no oppure riconsegnando scheda bianca per astenersi. Essendo un referendum costituzionale propositivo (il terzo referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana) non ci sarà la questione del raggiungimento o meno del quorum.

Non sarà prevista, dunque, alcuna soglia. Il referendum costituzionale del 2016 sarà considerato valido in ogni caso, attribuendo la vittoria al risultato che, semplicemente, otterrà maggiori voti rispetto all’altro.

Quando si vota

Le ultime indiscrezioni parlano della data fissata per il 4 Dicembre o per il 27 Novembre. Essendo un referendum molto sentito politicamente anche per questioni politiche generali, i contrari hanno espresso perplessità per la vicinanza con le feste e per una data comunque poco consona alle tradizioni.

Si sapeva, tuttavia, che il voto non sarebbe stato in Primavera come spesso accade per il referendum e per le votazioni amministrative o politiche.

Le ragioni del si

A favore del sì al referendum costituzionale del 2016 c’è il Premier Matteo Renzi e la Ministra Maria Elena Boschi, promotori politici del referendum. Ad aggiungersi ai favorevoli ci sarà la maggioranza del Partito Democratico, parte del centro-destra, specialmente quello governativo, ed i cittadini che apprezzano questo tipo di riforma. referendum costituzionale 2016 proposto per superare bicameralismo

L’argomentazione principale portata a favore è che sono molti anni che si dice di modificare il funzionamento dell’approvazione delle Leggi che risulta oggi molto farraginoso.

Evitando passaggi multipli tra Camera e Senato, giudicati inutili e troppo lunghi, sarebbe più semplice promuovere l’azione legislativa. La soppressione del CNEL e la riduzione del numero dei parlamentari vengono proposti per un maggiore risparmio ed una migliore efficienza della macchina statale.

Le ragioni del no

I contrari al referendum costituzionale del 2016, in gran parte, sostengono che la riforma non riduca così sensibilmente i costi della politica, che si rischi di avere una sorta di dopolavoro per i consiglieri regionali al posto del Senato con l’aggravante che sono proprio i consigli regionali i più colpiti dal fenomeno degli indagati.

Si teme, inoltre, che la riforma attribuisca troppi poteri accentrati sul Premier. Si sono schierate contro anche Associazioni come quella dei Partigiani (ANPI) portando all’attenzione il fatto che la Costituzione Italiana sia stata pensata con un sistema di pesi e contrappesi legislativi proprio per evitare derive autoritarie.

Sondaggi

I sondaggi sono ancora poco chiari e non ci si sbilancia troppo sull’esito. Il numero degli incerti peserà molto sul risultato finale. Essendo un referendum senza quorum, la sorpresa in un senso o nell’altro potrebbe derivare anche da decisioni dell’ultimo momento.

Stante l’attuale situazione, è previsto un testa a testa molto avvincente. L’unica certezza, in termini di sondaggi, è che nei primi mesi della proposta referendaria i favorevoli staccavano sensibilmente i contrari mentre man mano che si procede con l’avvicinarsi del referendum, i dati vanno assottigliandosi con alcuni istituti di rilevazione statistica che darebbero addirittura in vantaggio il no.

Non c’è, tuttavia, una previsione uniforme tra le diverse sigle degli istituti statistici, segno evidente di un’incertezza che solo le urne del referendum costituzionale del 2016 potranno sciogliere.

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